Volano gli stracci tra Calenda e Renzi.


Non ce ne stupiamo, conoscendoli e contrastandoli da tempo.

Volevano fare il centro. Il loro centro, non il nostro centro.

Il loro e’ un centro sbilanciato a sinistra (devono le loro fortune al Pd, non dimentichiamolo), il nostro no.

Il nostro centro e’ popolare e partecipativo, il loro centro (strabico sulla sinistra) e’ elitario ed autocratico.

Noi stiamo andando al XX Congresso convocando i soci lasciati liberi di decidere ciò’ che vogliono, loro – al massimo – convocavano la gente a Firenze alla Leopolda o a Napoli per incoronare la Carfagna come presidente di un’azione imposta e non scelta.

Uno e’ un sedicente cattolico che ha tenuto il bordone a Scalfarotto, l’altro è un radicale, noi seguiamo la dottrina sociale della Chiesa.

Entrambi erano tenuti insieme dal culto e dalle prebende ottenute dal sistema turbocapitalista, noi siamo per un’economia sociale di mercato.

L’era Renzi ci ha regalato i licenziamenti via whatsapp e la demolizione delle tutele, noi stiamo col popolo.

L’era Calenda non ci lascia nulla perché non ci sarà.

Loro amano il centro ballerino ed ambiguo, noi lavoriamo per creare un centro forte nel centro-destra capace di mitigare le intemperanze della destra-destra (per esempio quando ama i guerrafondai).

Alcuni amici – anche della Dc – sono caduti nella trappola mediatica del terzo polo (che tale non e’ mai stato perché al massimo era un quarto polo), noi no.

Noi crediamo che la coerenza premi.

Non potevamo stare con quei due.

Abbiamo preferito rimanere quello che siamo sempre stati: alternativi alla sinistra ed assertori di una specificità e di un valore permanente dell’ispirazione cristiana in politica.

Non sappiamo se questo premi elettoralmente, almeno ci fa stare in pace con la nostra coscienza

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